ALBANIA, ENTRANDO IN PUNTA DI PIEDI

di Francesco Violi

Molti non sanno che l’Albania in albanese si chiama Shqiperia, che tradotto significa “paese delle aquile”. L’origine di questo nome è probabilmente dovuta alle numerose aquile che popolano i monti del paese.

Nonostante la sua vicinanza con l’Italia questo paese dalle mille contraddizioni resta sconosciuto alla maggior parte degli italiani. A chi si trovasse a visitarlo per la prima volta, gli usi e i costumi potranno apparire non troppo dissimili da quelli di noi europei occidentali.

In realtà la cultura albanese è molto differente dalla nostra, la mentalità delle persone è stata fortemente influenzata da cinquant’anni di crudele regime comunista. Sono passati poco più di dieci anni e gli albanesi fanno ancora fatica a lasciarsi alle spalle il passato. Le meraviglie naturali di questo paese sono purtroppo lasciate a se stesse. Le persone ancora non riescono ad avere una mentalità di tipo imprenditoriale e non riescono a sfruttare le risorse che il paese mette loro a disposizione, se non ad uso e consumo personale. Il brusco passaggio dal regime alla democrazia, condito dalla crisi economica, ha portato le persone a curare spesso i propri interessi personali a discapito dell’interesse comune.

Lo scopo dell’intervento di COL’OR in Albania è la formazione di giovani e adulti residenti in Kombinat, un quartiere periferico di Tirana, con un approccio che parta “dal basso”: ascoltare prima di agire e, soprattutto, non pretender di essere maestri, ma cercare di capire le esigenze delle persone passando attraverso le loro esperienze dirette e comprendendo la loro cultura. Nello specifico, il progetto cerca di formare i giovani al lavoro fornendo loro conoscenze di base per far valere i propri diritti di lavoratori… la sfida più grande che è stata intrapresa è quella dell’”alfabetizzazione politica”.

La prima domanda che ci siamo fatti è stata: come entrare nella vita degli albanesi senza essere invadenti? La risposta è stata la scelta di non imporre il nostro modo di fare, non guardare le cose solo dal nostro punto di vista, ma valorizzare la cultura e la storia degli albanesi, e da questa partire per qualunque tipo di attività. I corsi di formazione sono quindi stati modellati sull’esperienza delle persone e si baseranno su una lunga e complessa fase di ascolto, per poi capire il modo migliore di contribuire alla crescita delle persone. La democrazia è “arrivata” in Albania solo di recente e le persone faticano a comprendere come effettivamente funzioni un regime democratico. Quindi, scopo ultimo dei corsi è quello di formare i giovani all’uso corretto delle istituzioni politiche e, per raggiungere questo obiettivo, si è scelto di entrare in punta di piedi, senza avere la presunzione di sapere come stanno le cose e voler insegnare come comportarsi, cercando di dare voce alle persone coinvolte e appoggiandosi a chi è nel paese da più tempo di noi.

L’importanza dell’associazionismo, il significato di democrazia, i valori alla base dell’Unione Europea, e le problematiche politiche a livello locale saranno i temi fondanti del corso che si svilupperà in due anni. Come si può educare alla politica se non si conosce il modo di intendere la politica delle persone? La grande sfida è lavorare per gli albanesi insieme agli albanesi, costruire insieme a loro il nostro progetto, prenderli per mano per accompagnarli e allo stesso tempo farci accompagnare da loro. In un paese dove la democrazia e la libertà vengono intese come la possibilità di poter fare ciò che si vuole, la nostra sfida è far capire ai giovani, agli adulti, ai genitori, ai figli che, come cantava Giorgio Gaber, “ libertà è partecipazione”.

www.colorngo.org





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