Cooperazione bresciana, modello per contribuire al futuro dell'Albania

Il mondo della cooperazione bresciana trae ispirazione nella dottrina sociale della Chiesa. Nella sua storia si incrociano, costantemente, soprattutto nei periodi di maggiore povertà o crisi, figure del clero bresciano che hanno coniugato evangelizzazione e promozione umana anche con lo strumento cooperativo. I dirigenti di Confcooperative Brescia hanno sentito il dovere di esaltare l'ispirazione cristiana e la memoria di tanti sacerdoti che hanno avuto come compagni di viaggio nei propri 50 di storia con un gesto di comunione con la Chiesa locale. E la partenza, nel 2002, di due sacerdoti bresciani fidei donum per una zona molto povera dell'Albania, è stata l'occasione per rendere concreta la volontà di essere sale della terra con un progetto di sostegno a iniziative congrue per la loro opera.

Ora il progetto è al termine. È stato svolto tanto lavoro con un impegno, non solo economico, considerevole che trova la sua ragione più profonda e la sua completa soddisfazione nelle parole espresse dai due giovani ospitati a Brescia per un periodo di formazione nel 2007. In una breve e toccante lettera dicono: «Abbiamo potuto visitare tante realtà di lavoro cooperativo e capire di persona come funzionano. E questo per noi è stato un grande aiuto, per avere delle idee e delle esperienze che ci aiutino a partire qui da noi con "qualcosa"…» Alex e Genti continuano: «Voi sapete che all'inizio cercheremo di radunare persone per dei corsi, per dare loro uno stimolo a iniziare una attività di lavoro comune in campo agricolo; poi cercheremo di fare, con alcuni giovani, una esperienza "pilota", che serva da esempio concreto agli altri... e così via. Speriamo di riuscire a dare un segno di speranza nel futuro agli abitanti dei nostri villaggi, così che non siano spinti dal bisogno di lavoro ad andarsene tutti dalla loro terra».
In Albania non è stato facile far maturare idee utili a produrre iniziative di cooperazione; ma questo obiettivo, per la storia di cui è erede la cooperazione bresciana, era prioritario proprio per la sua valenza educativa, che sorpassa la semplice assistenza, e lo colloca in un ambito di evangelica promozione umana. Il traguardo è stato raggiunto perché nelle parole dei giovani albanesi emerge la volontà di essere costruttori della propria esistenza. «Noi desideriamo tenerci in contatto con voi, prima di tutto, perché siamo diventati amici, e, poi, perché la vostra esperienza e capacità, unita alla disponibilità di aiuto manifestata, ci serviranno ancora. Perciò ci permetteremo di farci sentire una volta tanto, per dirvi come stanno andando le cose e per, eventualmente, chiedervi un consiglio o una collaborazione tecnica, secondo le possibilità che avete».


da www.bresciaoggi.it





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