«Noi, gli immigrati integratissimi»

Antonio Frigo scrive

Premio Nordest Aperto: le storie di Arben, Joselito e Diogic che ce l'hanno fatta

Arben Kullaj ha un imbarazzante (per noi) accento trevigiano. Trevigiano come la moglie, come la figlia sedicenne studentessa allo Scientifico tecnologico, come il diploma di perito industriale acquisito per ovviare al fatto che i suoi studi in Albania non erano riconosciuti in Italia. Arben, partito ventiduenne con le navi della «grande fuga dal comunismo di Hoxha» è qui da 19 anni.
Dal 2004 lavora come elettricista alla Cementi Rossi di Pederobba. E' stata la ditta a segnalarlo.
A segnalare Jioselito Javier Arnijos Ramirez, ecuadoreño, è stata invece la Floricoltura Barbazza di Treviso, presso la quale il giovane latinoamericano lavora da otto anni.
E a segnalare il bosniaco Dogic Mirsad, fuggito agli orrori e alle persecuzioni della guerra nel 1996, è stata la Mosole Spa di Saletto, presso la quale da 13 anni lavora come manovale. Lui la moglie se l'è portata in Italia dopo 8 mesi; qui è nato, l'anno dopo, il figlio, ora dodicenne e italianissimo. Dogic è musulmano, ma quando gli chiediamo come concilia le leggi dell'Islam con le leggi civili dell'Italia che lo ha ospitato (abita a Saletto: esce di casa ed entra praticamente in ditta), risponde che «la gente non si giudica dalla religione, ma dall'educazione». La sua datrice di lavoro, Mara Mosole, fa sì con la testa, orgogliosa.

Così riassunte in breve, le storie di questi tre lavoratori stranieri, proposte dalle aziende presso le quali prestano servizio, sono state scelte, tra molte altre simili ed esemplari, dalla giuria del premio «Nordest aperto», indetto dagli 8 Rotary Club della Marca. Con esso vengono insigniti i lavoratori immigrati che sono un buon esempio. Non di produttività, ma di integrazione. Una targa e un assegno di 2 mila euro a testa per loro; per l'associazione Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere) e il suo presidente Franco Marcuzzo, invece, un premio speciale (il Phf), a riconoscimento di quanto fatto, sull'altra sponda, quella italiana, per l'integrazione.
La cerimonia di consegna è avvenuta ieri sera a Palazzo Giacomelli, con la benedizione di Unindustria Treviso padrona di casa, della Camera di Commercio, di Proetica, di Unicredit, Ucid e Trevisani nel Mondo. Presidente di giuria il sociologo Ulderico Bernardi, coordinatore delle «volontà» degli 8 Rotary e «bravo presentatore» della serata l'avvocato Bruno Bazzotti, l'occasione è stata colta per fare il punto su integrazione e inmmigrazione.
E sarebbe giusto dilungarsi a elencare gli interventi, non ci fosse da raccontare, invece, la presenza di molti «non premiati» ma ugualmente finalisti. Ognuno con accanto il proprio datore di lavoro o un suo rappresentante. Un colpo d'occhio importante, un mix di kosovari, algerini, marocchini, romeni, nigeriani, ivoriani, vietnamiti: ognuno con la propria storia e la propria faticosa scalata (tanti gli studenti lavoratori che in Italia hanno già preso il diploma di scuola media e ora puntano su quello di scuola superiore). Ognuno pronto, in cuor suo, ad essere premiato. Sarà per la prossima edizione, la terza della serie.

Fonte: L'espresso




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