L’ISTRUZIONE IN ALBANIA TRA INNOVAZIONE E CAMBIAMENTO

di Silvana Ndreca

Introduzione

Nonostante la maggiore diffusione di informazioni in merito all’Albania, risulta difficile, per vari motivi, immaginare non solo il contesto storico e politico reale della nazione, ma soprattutto quello sociale, che come in ogni altro paese del mondo è uno specchio veritiero della politica e dello stato che vi governa.
Essendo consapevole dell’importanza che ha l’istruzione per il singolo individuo e per la società in generale, riteniamo che studiare e cercare di sviscerare il tema dell’istruzione, sia un compito doveroso che ci puo’ aiutare a capire meglio l’Albania nella sua totalità e particolarità.

1. L’istruzione

L’istruzione, ovvero la scuola in Albania, ha uno stretto legame con le vicissitudini storiche che rappresentano la lotta costante degli intellettuali albanesi contro il dominio turco e contro le varie campagne che proibiscono l’apertura delle scuole in lingua albanese e l’uso della lingua autoctona come lingua ufficiale di comunicazione. Solo dopo aspre battaglie, nel 1877, abbiamo l’apertura della prima scuola albanese e l’introduzione di un alfabeto comune.


Tuttavia non cessano le continue rappresaglie da parte dei turchi nei confronti della scuola albanese la quale è ormai un dato di fatto e mina l’ignoranza e l’arretratezza su cui il governo turco fa leva per dominare popoli e culture balcaniche.
Tale politica ottomana e le enormi difficoltà che da essa derivano anche dopo l’indipendenza dai turchi fa si’ che l’Albania alla fine della seconda guerra mondiale sia uno dei paesi più poveri e maggiormente arretrati dal punto di vista educativo. Il 90% della popolazione é analfabeta, le scuole sono poche e non esiste un sistema educativo universitario. Anche se la legge vigente dal 1921 al 1928 proclama l’obbligatorietà della scuola elementare, solo il 25% dei bambini in età scolastica frequenta la scuola. La non frequentazione della scuola è dovuta a tanti fattori come la povertà (i genitori preferiscono che i bambini lavorino e aiutino la famiglia), l’ignoranza presente nei ceti bassi, la tradizione trasmessa dai turchi secondo la quale le bambine non devono essere istruite, la mancanza dei mezzi di trasporto per raggiungere la scuola, etc.
Nel 1945 con la fine della seconda guerra mondiale e la nascita di uno stato albanese basato sui principi del comunismo di stampo bolscevico, viene introdotto nella costituzione il diritto dei cittadini di entrambi i sessi a un’educazione gratuita.
L’anno 1946 segna la proclamazione della Repubblica Popolare Albanese e anche di un sistema scolastico unico e obbligatorio per tutti. La scuola viene separata dalle chiese ed è proibita qualsiasi propaganda a sfondo religioso. Per le minoranze nazionali greca e macedone si decreta il diritto di ricevere l’istruzione nella propria lingua.
La riforma del 1963 rafforza la dimensione politecnica dell’educazione invece quella del 1969 valorizza il rapporto con il mondo del lavoro.
Gli anni del dopo guerra fino al 1999 segnano un notevole aumento degli iscritti alle scuole superiori e all’università, tuttavia non costituiscono un miglioramento della qualità del sistema educativo. Questo è dovuto soprattutto alla politica di chiusura adottata dallo stato albanese, alla mancanza totale non solo di fondi ma anche di contatti con il mondo esterno.
La scuola in questo periodo viene eccessivamente politicizzata e caratterizzata da forti elementi di totalitarismo e burocrazia applicati su tutto il territorio nazionale.
Nel 1982 una successiva riforma scolastica si prefigge l’obiettivo di migliorare l’aspetto qualitativo dell’insegnamento, invece complica e rende ancor più burocratica la struttura scolastica.
La riforma del 1992 ha come scopo l’estensione della scuola dell’obbligo da otto a dieci anni.Tale proposta,sebbene accolta con successo, non riesce ad essere portata a termine a causa dei grandi cambiamenti politici in atto non solo in Albania ma in tutta l’Europa dell’Est.
Lo stato democratico emerso dalle prime elezioni libere svoltesi in Albania nel 1992, propone una serie di nuovi obiettivi che la scuola deve fare propri mentre ha inizio una nuova era democratica. Tra gli obiettivi principali c’è la creazione di una nuova educazione basata su principi democratici e che dia largo spazio allo sviluppo della personalità individuale dello studente della sua capacità mentali per renderlo creativo e utile nei confronti del proprio paese e del suo progresso.
Gli avvenimenti storici dopo il 1992 fino ai nostri giorni mostrano che tali obiettivi sono ancora da raggiungere.
Durante il periodo 1945-1992 la scuola è unicamente pubblica. Rimane tale anche dopo il 1992, ad eccezione dell’aggiunta di scuole alternative, ovvero private. Le scuole private sorte in Albania dopo il 1992, sono la maggiore parte a sfondo religioso o scuole laiche in cui, a differenza della scuola pubblica, non è proibito l’insegnamento della religione, precisiamo che alcune di queste scuole sono integrate nel sistema pubblico.
Le scuole materne sono previste per bambini che non hanno meno di tre anni.
La presenza di asili nido in cui il bambino può accedere appena la mamma ha terminato la maternità non è tanto diffusa. Ancora oggi gli asili nido sono ben pochi. Di solito le mamme crescono i propri figli a casa, almeno fino ai tre anni. Questo è dovuto a una sempre maggiore diffusione della disoccupazione femminile nella società. Nei pochi casi in cui le mamme lavorano, il bambino viene affidato alla nonna o ai famigliari. Anche questa caratteristica ci fa capire che il concetto di unità familiare in Albania resiste ancora. Con i grandi cambiamenti in atto non riteniamo che tale consuetudine sia stata intaccata.
Il bambino albanese inizia a frequentare la scuola a sei anni in questo ordine progressivo:
Scuole elementari o Shkolla fillore da 6 anni a 10 anni (durata complessiva 4 anni).
Scuole medie o Shkolla e detyrushme da 10 anni a 14 anni (durata complessiva 4 anni).
Scuole superiori o Shkolla e mesme da 14 anni a 18 anni (durata complessiva 4 anni).
L’università si svolge dopo aver conseguito il diploma di scuola superiore. All’università si accede tramite concorso.
La durata dell’università varia da 4 a 5 anni. Il più grande centro universitario albanese è quello di Tirana. Esistono anche altre università che contano numerosi iscritti come per esempio l’università di Scutari, punto di riferimento per tutto il nord dell’Albania.
Troviamo opportuno precisare che gli anni della scuola dell’obbligo in Albania sono 8 cioè 4 anni di scuola elementare e 4 anni di scuola medie.
Alle elementari le materie vengono insegnate da un solo insegnante. Dalla prima media invece le materie sono impartite da più insegnanti. Alla fine della quarta elementare é necessario sostenere e superare un esame per accedere alla prima media.

Dopo il percorso quadriennale delle medie, l’allievo albanese è obbligato a sostenere degli esami che attestino il sapere acquisito durante gli anni trascorsi. L’esame riguarda in modo particolare due materie, matematica e lingua albanese. Dopo aver superato questi esami all’alunno viene rilasciato il certificato detto degli “otto anni” con votazioni che accertano la conclusione del percorso obbligatorio. Tale certificato in albanese si chiama Deftese lirimi ovvero licenza dell’obbligo. Avendo acquisito tale certificato la persona può accedere al pubblico impiego.
Simile procedura si ripete anche alla fine delle scuole superiori. Lo studente dopo i 4 anni é obbligato a sostenere degli esami riguardanti in particolare materie come: letteratura, matematica e fisica (bisogna precisare che prima del 1992 assieme alle materie elencate si sostenevano esami anche sul marxismo e sulla storia del partito comunista albanese). Inoltre nelle scuole superiori professionali lo studente deve sostenere esami sulle materie legate all’ambito professionale specifico. Dopo il superamento degli esami si rilascia un certificato con i voti delle materie frequentate durante i 4 anni e i voti degli esami finali sopra menzionati.

2. La scuola albanese: orari e materie

La scuola in Albania inizia entro i primi 15 giorni di settembre. Il percorso di studi annuale è suddiviso in due semestri, il primo termina il 28 dicembre, il secondo inizia il 12 gennaio e si conclude il 31 maggio per le elementari, il 7 giugno per le medie e il 14 giugno per le superiori.
Il secondo semestre prevede un periodo di vacanza che dura dal 30 marzo al 5 aprile. Le feste musulmane, ortodosse e cattoliche vengono rigorosamente rispettate.
Le settimane di insegnamento dalla prima alla quinta classe della scuola dell’obbligo sono 35, dalla sesta all’ottava sono 34. La prima e la seconda classe svolgono 23 ore settimanali, la terza 25, la quarta 27, la quinta 29, la sesta 30 e la settima e l’ottava 32. I giorni di frequenza sono 6, dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 12:00 o 13:00. Il sabato dalle 8:00 alle 12:00.
L’impegno degli alunni é previsto anche per il pomeriggio, in attività legate allo studio e ad attività ricreative. Un giorno alla settimana è dedicato all’incontro genitori-insegnanti con o senza la presenza dell’alunno. Si assegnano sempre compiti a casa.
I programmi delle scuole obbligatorie sono uguali per tutte, essendo realizzati in modo mirato da esperti e approvati dal ministero dell’educazione.
I piani di insegnamento comprendono un totale di 16 discipline e sono formati in modo tale che possano offrire all’alunno un’educazione generale e prevedono corsi sociali 44,6%, matematica e scienze naturali 33,8%, disegno 7,3%, educazione fisica 7,3% e attività manuali 7%.
La lingua in cui si svolgono le lezioni é la lingua letteraria albanese basata sul dialetto Tosc del sud dell’Albania con elementi del dialetto Geg parlato nel nord del paese. Le minoranze nazionali hanno il diritto di studiare nella loro lingua madre.
Durante la scuola elementare non é previsto l’insegnamento di una lingua straniera anche se ultimamente nelle città è stato concordato un programma che prevede l’insegnamento dell’inglese e di altre lingue europee, compreso l’italiano, già dalla seconda elementare. In generale l’inglese e il francese sono inserite in prima media.
Dato che la scuola albanese durante gli anni 1945-1992 è impregnata di materie a sfondo politico e ideologico sorge il bisogno di un cambiamento radicale. Infatti il tema dell’educazione sociale prende il posto di quello marxista leninista. Vengono aboliti la materia di educazione militare e l’allenamento militare armato e non, in tutti i programmi scolastici in cui era già in atto. Lo stesso avviene anche per il lavoro fisico svolto frequentemente dagli alunni. Non si studia piu’ il marxismo, mentre subentra nei programmi l’educazione civica.
Il difficile compito che la scuola albanese affronta oggi è anche quello di una depoliticizzazione delle materie di discipline umanistiche. Compito affatto facile e particolarmente delicato considerando la posizione odierna dell’Albania sia dal punto di vista politico che geografico.
Recentemente l’Unesco ritiene opportuno intramprendere una campagna di revisione dei libri di testo in tutta l’area balcanica. Anche se tale iniziativa si preannuncia come un lavoro immane, essa é ben accolta dal governo albanese. Il 5 settembre del 2003 il ministro dell’istruzione albanese Luan Memushi si dimostra sensibile a tale argomento ed é pronto a raccogliere la sfida. In quest’atmosfera di scambi culturali e religiosi i libri di storia, geografia, letteratura, filosofia, etc., necessitano più che mai di maggiore neutralità e spessore culturale. Essi devono essere concepiti su una solida base di tolleranza, rispetto e amicizia tra i popoli. Lo scopo di tale iniziativa è quello di far diventare la scuola un catalizzatore non solo di educazione professionale, ma soprattutto di educazione verso la pace e la stabilità sociale.

3. Valutazione

La valutazione degli studenti si effettua in modo individuale e trimestrale. Durante il primo anno delle elementari si assegna un voto in giudizi complessivi, invece negli anni successivi si assegna un giudizio per ogni materia. Lo studente é promosso solo quando ha superato positivamente gli esami di tutte le materie previste per l’anno corrispondente. Voti positivi sono i voti dal 5 al 10, da 4 in giù sono voti negativi e non ritenuti sufficienti per essere ammessi all’anno scolastico successivo. Nel caso in cui l’alunno non dovesse superare positivamente le materie né durante l’anno né durante l’esame complessivo di settembre, è prevista la ripetizione dell’anno scolastico.

4. La figura dell‘insegnante

La figura dell’insegnante nella società albanese è di estrema importanza. In passato, nonostante tale figura assumesse caratteristiche burocratiche e spesso di forte propaganda politica, non erano rari i casi in cui l’insegnante diventava un vero e proprio punto di riferimento per gli alunni e per la comunità. La figura dell’insegnante diventa una vera e propria guida in particolare per i paesi di campagna in cui cerca di portare un vento di cambiamento e di innovazione. Molti insegnanti lottano con i genitori dei loro studenti (delle studentesse in particolare) affinché essi abbiano il diritto di continuare gli studi superiori e universitari.
Anchè in città la figura dell’insegnante gode di rispetto. La famiglia spesso si affida totalmente all’insegnante per quanto riguarda la gestione dei figli dal punto di vista istruttivo. Il sistema dell’organizzazione della scuola albanese fa si’ che durante il percorso delle medie e delle superiori ci sia un insegnante responsabile per ogni classe, il quale ha come compito non solo quello di insegnare la propria materia, ma anche di educare i ragazzi dal punto di vista sociale e di curare i rapporti con i genitori.
Tali compiti accrescono non solo la responsabilità dell’insegnante ma anche il suo “prestigio” per l’intera società
Attualmente anche la figura dell’insegnante risente del lungo periodo di transizione che l’Albania sta attraversando. Non esistono più i cosidetti insegnanti-segretari di partito presenti in ogni scuola. Ora l’insegnante ha il compito di insegnare e di educare senza nessun riferimento politico e religioso, ma basandosi su una morale e un’etica apolitiche.
Per riconoscere degnamente il merito di tale figura in Albania ricorre una festa particolare: il 7 marzo, giorno in cui si celebra la festa dell’ insegnante. Essendo a ridosso dell’8 marzo, festa della donna, che in Albania è anche festa della mamma, il 7 marzo oltre ad essere una festa pubblica rappresenta un collegamento ideale e affettivo fra il ruolo d’insegnante e quello di madre (in entrambe le ricorrenze si regalano delle mimose). L’idea che l’insegnante assuma temporaneamente il ruolo di secondo genitore ha accompagnato e accompagna coloro che credono ancora che fare l’insegnante sia una vera e propria vocazione e un atto d’amore nei confronti della vita e del genere umano in tutte le sue diverse sfaccettature.

Riferimenti bibliografici
Unesco, Rapport mondial sur l’education,1995
Washington post link,1996.The international Encyclopedia of Education, Albania:system of education, Pergamon, 1995.
Institut de Richerche Pedagogique, Rapport national, Le développement de l’enseignement dans la République Populaire Socialiste d’Albanie, 1988-1990, Tirana.






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