Guida a come scegliersi i santi in Albania

Il  modo  migliore  per  spiegare  la  religione degli  albanesi  è  l'articolo  scritto   da  Francesco Acone,  al quale vanno i nostri ringraziamenti. Altri articoli molto interessanti potete trovali sul sito dell'autore www.francescoacone.it


di Francesco Acone

Il tassista porta Gesù in croce appeso al collo. “Sei cattolico?” gli chiedo. “No, musulmano”. Ma come. Insisto: “E perché porti la croce?”. “Gesù mi piace. Qual è il problema?”. Questo piccolo scambio di battute sintetizza la concezione tutta particolare che questo Paese ha delle religioni.

Tempo fa, parlando con un locale produttore di cartoline interessato ad alcune delle mie foto scattate in Albania, notai che storceva il naso tutte le volte che gli mostravo foto di chiese o moschee. “Il fatto è che il nostro popolo non si riconosce mai in un edificio religioso”. Eppure, dopo la fine del Comunismo, che negava costituzionalmente l’esistenza di Dio, c’è stata una corsa, da parte di Vaticano, Chiesa ortodossa e paesi arabi, alla costruzione o al restauro di edifici religiosi. Hanno costruito moschee grandiose e chiese altrettanto grandi. Di solito tutte di pessimo gusto. Ma gli albanesi sono indifferenti. I luoghi di culto rimangono come opere nel deserto, poco frequentate, e non sentite come proprie dalla gente. Basti pensare che qui, nei secoli, si sono succedute e intrecciate molte confessioni religiose e che alcuni edifici sono stati chiesa o moschea a secondo del credo preponderante nel dato momento storico.

L’altra sera ero al bar con sei amici di Valona. A un certo punto ho chiesto: “Ma voi di che religione siete?”. Silenzio. Si conoscevano da anni ma nessuno aveva una idea precisa della religiosità altrui. E’ iniziato un conciliabolo che ha portato al responso finale. “Due ortodossi, due cattolici e due musulmani”. “E tu?” mi hanno chiesto. “Ateo”, ho risposto. Risate e ‘accusa’ di essere chiaramente un partizhan, in parole povere un comunistaccio impenitente.






Genericamente la religione divide il Paese per aree geografiche. il Nord dovrebbe essere per lo più cattolico, il centro prevalentemente musulmano e il sud ortodosso. Ma il Comunismo ha sballato tutto. Con le proprie manie dirigiste i bolscevichi albanesi decidevano anche dove i cittadini dovevano risiedere e lavorare, e non di rado chi sposare. Questo ha mischiato le carte, per così dire. Come orientarsi allora se si volesse capire di che religione è il proprio interlocutore albanese? Di solito sono nome e cognome che aiutano a capire il credo altrui, o almeno quello dei genitori, ma ultimamente anche questo criterio è saltato.

Lei si può chiamare Maria ma credere in Allah, lui si può chiamare Gazi ma essere un devoto frequentatore di messe. La fine della dittatura comunista ha portato la gente ad esercitare la libertà di scelta in ogni forma possibile. Nei casi più estremi ho incrociato bambini che si chiamavano Marco Van Basten o Diego Maradona. In passato, il Partito, all’atto della registrazione della nascita, ‘consigliava’ di scegliere il nome tra quelli inseriti in una lista che annoverava nomi come proletar o ‘partizhan’.

Oggi passeggiando per Tirana vi potrebbe capitare di ascoltare in contemporanea il lamentoso richiamo alla preghiera dell’Imam e il suono metallico delle campane delle chiesa. Gli albanesi sembrano non apprezzare in modo particolare ne l’uno ne l’altro. Solo i cattolici hanno costituito un piccolo partito e i musulmani albanesi appartengono alla poco diffusa setta Bektashish, che proprio in Tirana ha il suo centro mondiale. Sono musulmani così moderati che la loro idea sul velo corrisponde a quella delle culture occidentali. “Indossarlo” – ha affermato recentemente l’Imam di Tirana – “non è assolutamente un obbligo religioso ma, al limite, un segno d’identità culturale”.

L’apoteosi di questo strano sentire religioso si ha in occasione della feste natalizie. Il fatto è che si conoscono tante persone ma non si sa quasi mai di che religione esse siano. A Natale, allora, per evitare di essere scortesi e non perdere tempo si va sul sicuro. E’ così che inizia un infernale giro di sms di auguri così poco selettivi che non di rado si arriva al paradosso che un musulmano auguri Buon Natale ad un altro musulmano.

Chi sono allora quelli che più si danno da fare per fare proseliti e attirare la gente al divino sentire? Non certo gli albanesi, ma gli americani, i Mormoni, e gli Evangelici, che affollano le strade della capitale balcanica, instancabili e riconoscibilissimi, alla ricerca di un sentimento che non c’è. Il massimo che ci si può aspettate da un albanese è l’amore, talora sviscerato e folcloristico, per la propria Patria. E meno male che Madre Teresa di Calcutta è nata qui.

[Quest'articolo è stato pubblicato originariamente il 16 maggio 2007]




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