Tirana alla prova dello sviluppo

di Emanuele Di Nicola

La capitale è in espansione, il paese vuole entrare nella Ue. I cittadini non dimenticano il comunismo e le crisi degli anni ’90, ma si avviano a essere un vero centro europeo. Con forte senso di appartenenza e una richiesta: più rispetto dagli italiani

Tirana – “Adesso va un po’ meglio, ma quelli del cosiddetto ‘comunismo’ sono stati anni terribili. Hanno ridotto il nostro paese in queste condizioni”. La signora che mi ospita fa un cenno verso i palazzi della Comune Parisienne, uno dei quartieri più eleganti di Tirana. Il sindaco socialista Edi Rama, noto a livello internazionale per il percorso di rilancio della capitale, non piace alla padrona di casa: “Per me è un ciarlatano”, dice. Ha concesso troppe licenze ai costruttori, secondo i suoi critici, non sempre nel rispetto delle regole: in effetti oggi la città è un grande cantiere a cielo aperto, quasi ogni strada ha il suo work in progress, i nuovi palazzi si moltiplicano ma non seguono una particolare linea architettonica.

Gli investitori degli Stati occidentali più ricchi vanno alla conquista del territorio: c’è l’esempio di Vodafone, che qui ha il 49% di share di mercato – il peso pubblicitario della marca –, ha riempito la zona di cartelloni e nel centro di Tirana ha aperto un enorme punto vendita che porta il suo nome. Spesso si vedono i vecchi autobus e segnali stradali italiani, l’Albania li ha ricevuti e rimessi a nuovo. In tema di sicurezza da anni la situazione è tranquilla: nelle drammatiche crisi economiche e sociali degli anni ’90, raccontano che uomini mascherati fermavano i cittadini per strada costringendoli a svuotarsi le tasche. Adesso il tasso di criminalità è nella media, alcuni tratti del centro – soprattutto le strade dei locali – sono quelli di una vera capitale europea.

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