Albania, «primavera» cristiana per la rinascita del Paese

di Giovanni Ruggiero per Avvenire.it

La Regina dell’Albania è torna ta a casa dopo 48 anni. La portò con sé a Gallarate il gesuita pa dre Fulvio Cordignano nel 1946 quando, con il regime comunista appena insediato, s’era subito capi to che i preti, la Chiesa e le Madon ne qui avrebbero avuto la vita diffi cile. «Lascio il compito ai miei con fratelli di riportarla in Albania quan do sarà possibile», scrisse sotto la statuina di legno. Lo hanno fatto nel 1994, dopo circa mezzo secolo. A desso è nella cappella del comples so dei gesuiti di Scutari.
La statuina policroma è un piccolo segno del risveglio religioso, fatto di entusiasmi, di sforzi e di speranze che l’Albania vive dopo il comuni smo. Si è dovuto partire daccapo, perché anche per i cattolici è man cata la generazione di mezzo. Dal 1992, nel seminario interdiocesano di Scutari sono entrati 213 giovani albanesi e 20 sono diventati preti. Altri quattro sono stati ordinati in I talia. Don Artur Jaku è l’ultimo ad a ver cominciato il suo ministero qualche settimana fa. In questi 18 anni della nuova Alba nia, coloro che erano di tradizione cattolica hanno ripreso la pratica re ligiosa; ci sono poi i teardhurit ( i ve nuti): quei fedeli che non sono bat tezzati e non ancora lo chiedono, ma vogliono essere indirizzati sulla via della fede. «I nuovi – dicono i padri – cercano due cose: l’approfondi mento della dimensione spirituale e l’incoraggiamento di una Chiesa che è presente e attiva nella vita so ciale albanese».





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