L’Albania sceglie Berisha E la solita sinistra si aggrappa ai brogli

Ci sono dei bidoni pieni di schede che sono ancora chiusi con il lucchetto. E discussioni su discussioni se si possano aprire o no e finalmente conteggiare. «No, il registro è irregolare, mancano i timbri, mancano le vidimazioni», dice il commissario di centrodestra a proposito di una sezione di Fier, patria di socialisti. Simmetricamente vengono bloccati per cavilli questi strani contenitori di plastica trasparente e infrangibile, trasportati dalle sezioni alla sede centrale per la conta. Così sessantacinque bidoncini - con dentro circa 25-30 mila voti su un totale di tre milioni di elettori - tengono fermo il responso finale per le elezioni in Albania. Forse oggi si completerà lo spoglio. Ma di sicuro ci saranno ricorsi e controricorsi.


Intanto un dato è certo: la maggioranza relativa va a Sali Berisha, con la sua coalizione dell’”Alleanza per il cambiamento” guidata dal Partito democratico. Ha (finora) il 46,76 per cento dei consensi, con 70 seggi su 140. I socialisti di Edi Rama sono al 45,43 per cento, e avrebbero oggi 66 seggi. Le schede mancanti potrebbero più probabilmente favorire Rama, perché come sempre al Sud sono più lenti, e a Sud c’è Scutari e c’è Fier, roccaforti rosse. C’è un 5,8 per cento che va al Movimento socialista per l’integrazione, il cui leader e Ilir Meta, e ora ha 4 seggi.

Se anche il computo finale dovesse premiare – nell’ipotesi peggiore per il centrodestra - i socialisti si arriverebbe a questa soluzione: Centrodestra 69; Sinistra 67; Centrosinistra 4. Al che uno pensa, secondo logica nominalistica: governo al centrosinistra. Invece no.

Inciucio alla slava
Chi avrebbe il compito di formare il governo sarebbe Berisha. E Ilir Meta, che è già stato primo ministro, venderebbe molto cari i suoi voti, ma preferirebbe mille volte Berisha rispetto a Rama. Il motivo? Semplice. L’anno scorso i due gladiatori locali, e cioè Berisha e Rama, odiandosi e disprezzandosi, fecero un inciucio per cambiare la legge elettorale e uccidere i piccoli. È stato così adottato il sistema proporzionale alla spagnola che comporta nei fatti una soglia di sbarramento altissima. Ci sono infatti dodici collegi elettorali, e magari in una provincia erano in palio tre seggi: logico che se li pappassero i primi due partiti. Solo a Tirana c’era margine per altri. A destra il nanetto da eliminare era il “Polo della libertà”. A sinistra il “Movimento socialista per l’integrazione”. L’operazione sulla destra è stata perfetta. Invece a Rama non è riuscita, Meta ha resistito, è decisivo, e non ha nessuna intenzione di accoppiarsi con chi ha cercato di strozzare il suo partito nella culla. Per questo ora i socialisti non ci vogliono stare, e proclamano brogli, chiamano in soccorso gli osservatori dell’Osce, del Consiglio d’Europa e della Nato per invalidare le elezioni.

Ma il sistema elettorale impedisce truffe nel conteggio. Infatti non si fa lo spoglio nelle singole sezioni, ma si sigillano le scatole di plastica, si mettono i lucchetti con codici segreti, come se le schede fossero diamanti, e vengono aperte sotto gli occhi di telecamere che registrano tutto. L’hanno studiata bene. Per questo le discussioni oggi sono sulla regolarità dei registri, sul numero dei lucchetti.

I socialisti sognano che gli osservatori dichiarino illegali le elezioni.

”Voti di famiglia”
Con molta prudenza, mostrando incongruenze e fenomeni arcaici come il “voto di famiglia” (padre, madri e figli insieme in cabina: io stesso ho assistito a diversi episodi di questo genere), però l’Albania progredisce negli standard di democrazia e vuole l’Europa.

Berisha ha perso seggi, ne aveva 83, ma può ancora governare, salvo colpi di coda improbabili. È un personaggio particolare. Dotato di molto carisma, parla con voce da attore consumato, ha avuto l’appoggio di Berlusconi, Merkel e Sarkozy e anche ad occhi neutrali è visto come il leader che ha modernizzato l’Albania, oggi in piena crescita economica nonostante la crisi (Pil 2008 +%,8; Pil 2009 previsioni: tra +1 e +4). È musulmano del tipo leggero e pure con il filtro, è stato medico personale di Enver Hozha, il tiranno comunista folle che ha cosparso il paese di 50mila bunker di cemento armato, ma ha voltato pagina.

Edi Rama, sindaco di Tirana, è un artista, giocatore di basket, volto da poeta maledetto e linguaggio inventivo alla Mourinho. È un furbone di tre cotte. Prevedendo la sconfitta, non si è dimesso per partecipare alle elezioni, ma ha intitolato lo stesso la lista al suo nome. Bel poeta che rischia tutto meno la poltrona.





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