La storia dell'albanese, che è diventato da poco allenatore professionista di seconda categoria.

«In Italia volevo venirci, ma era difficile avere visti. Così feci un patto con dei miei amici pesca tori: vi pago una cena e voi mi por tate di là. E così fecero».

La storia di Eugent Zeka, 35 anni, albanese, comincia così, su un peschereccio che attraversa l’Adriatico nell’estate del 1998 e finisce arrampicandosi lungo un sogno, fino a renderlo reale. Zeka è appena diventato allenatore professionista di seconda categoria, prendendo il suo diploma a Covercia no in mezzo a Leonardo, Di Bia­gio, Di Livio, Pagliuca e compagnia. Mosca bianca? Macché: «Mi sono sentito come un delfino buttato in mare, a mio agio. Io a pallone ho sempre giocato».

Professore di educazio ne fisica e calciatore in Albania, da quando è sbarcato in Italia Zeka ha fatto mille lavori prima di affermarsi in quello che ama davvero. Bagnino in primis. Poi muratore, operaio in fabbrica, allenatore di atletica leggera, educatore di disabili e ragazzi difficili .

Il calcio, però, è sempre stato il suo tarlo: prima si è messo in mostra sui campetti con i piedi, poi ci ha messo la testa. Tante squadrette liguri da giocatore-allenatore, poi il Sestri Levante gli ha dato la scuola calcio: è partito con 8 bambini, ha messo su un settore giovanile. L’anno prossimo allenerà la Juniores, in tanto mette in cornice il diploma dei grandi.

Impossibile non chiedergli di Leonardo: «Sorri dente, umile, il suo atteggiamen to ti porta ad ammirarlo e rispet tarlo. Parlavo con i suoi docenti, anche loro erano stupiti dall’acu me che mostrava in classe. Ma è normale, dovrà allenare i miglio ri».

L’amicizia vera però, Zeka l’ha stretta con Pagliuca: «Con lui mi sono trovato benissimo, spero un giorno di lavorarci insieme».

E la sera, a lezioni finite, scattava la partitella: «Anche in là con gli anni, i campioni si vedono: fanno la differenza con la testa, manda no la palla dove vogliono. Io però me la cavavo benone».

Fonte: Gazzetta dello Sport




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