Albania, racconti di un cavalleggero

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La storia che ci racconta Ermanno è quella di suo padre Antonio e degli anni che questi ha trascorso in Albania durante il secondo conflitto mondiale.

È una sorta di narrazione quasi diaristica, biografica in cui la vicenda del padre viene narrata a tutto tondo. Le origini contadine, i sani legami con la terra, l’amore per Giorgina, all’inizio contrastato, poi finalmente appagato, le amicizie profonde nate sul fronte (Osvaldo, Ardeno), il rapporto quasi simbiotico con il cavallo Alone ed infine la fame, la paura, dopo l’8 settembre, di essere scoperti e deportati in un campo di concentramento.

Lo stile della narrazione è semplice, ma avvincente: il narratore usa un tono realistico che non rende mai retorici nemmeno i momenti più difficili, anzi trova spesso l’occasione per sdrammatizzare con aneddoti anche comici (il capitano che cade dallo slittino, lo stratagemma di Ardeno, la sortita del casino...) quel clima opprimente e angoscioso in cui tonino si era trovato a vivere sopportando la diffidenza e a volte il disprezzo delle famiglie albanesi (ad eccezione della famiglia Pipisciollo) che offrivano a lui e ai suoi amici un po’ di ospitalità in cambio di lavori pesantissimi.

Insomma, una fotografia della guerra, vista dagli occhi di un semplice cavalleggero che illustra in modo convincente quell’inutile spedizione in Albania.

Pier Antonio Pardi





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