Alban Hajdinaj: Venezia, Galleria Contemporaneo

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Alban Hajdinaj (Tirana, 1974), già noto per le sue partecipazioni a rilevanti manifestazioni internazionali come ad esempio Eurasia al Mart di Rovereto, vive e lavora in Albania.

Usciti dalla Galleria Contemporaneo di Mestre, l’apprensione assale il visitatore. Il bombardamento d’informazioni all’orizzonte nella neocapitale dell’arte d'aujourd'hui (Berlino) avrebbe compromesso la memoria di Alban Hajdinaj (Tirana, 1974) e della sua personale compos(i)ta di foto, video, ready made, nonché del visionario testo in catalogo?
No, le opere dell’artista, irrobustite dalla presenza a Manifesta 4 e a Eurasia al Mart, non rischiano di sparire nei buchi neri della mente, ancor più per chi le avesse notate al Padiglione albanese della Biennale di Robert Storr. I lavori di Hajdinaj, collaterali a questa Biennale di Venezia, restano in testa come un’appendice al saggio-culto di Walter Benjamin: l’arte s’innesta oggi sulla (sua) riproducibilità tecnica. Perciò, scordarsi di Man in Glasses è improbabile quanto l’oblio del logo KFC-Kentucky Fried Chicken, o la non-associazione immediata Zara-pronto-moda a una shopping bag dal marchio planetario, benché fuso in un nucleo d’indistinta materia (Matter, 2007). A fare di un sacco usa-e-getta un’opera simbolo del consumismo ci hanno pensato Sylvie Fleury e Jonathan Seliger; Hajdinaj resta un osservatore neutrale, mentre i nettissimi confini dei brand svaniscono in colori e linee impressi dal manzoniano dito d’artista, che svincola - con gusto neo-dada - l’immagine-logo dalla sua fissità per farne tabula (semi)rasa di un pittore fantasioso.

“Le cose stanno cambiando”, sostiene il curatore Riccardo Caldura, “lo documenta la microfenomelologia del quotidiano di Alban”. Alisa e Sarah, protagoniste del videodittico in mostra, snocciolano i nomi dei paladini del wrestling come i versetti del Corano ridotti a incomprensibile filastrocca trasmessa dal nonno.
L’Albania del XXI secolo è un non-luogo fra tanti, dove in giugno maturano le ciliege, i ragazzi scarabocchiano i libri e, per gli artisti, forme e colori sono chimere da inseguire.

Per vedere altri lavori delll'atista albanese, visitare il sito www.galleriacontemporaneo.it





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