STORIE D’ALBANIA” AL FESTIVAL Di POESIA DI GENOVA

Scritto da Paolo Podestà

Sabato 13 giugno gli scrittori Ylljet Alicka e Visar Zhiti interverranno al 15° Festival internazionale di Poesia di Genova, nell’ambito dello spazio “Storie d’Albania”, realizzato in collaborazione con il Consolato onorario d’Albania in Liguria e nel Principato di Monaco.

Ylljet Alicka, introdurrà alla presenza del Console onorario d’Albania Giuseppe Maria Durazzo, il 13 giugno alle ore 16 nella sala dei Chierici della Biblioteca Berio, la proiezione del lungometraggio franco italiano, tratto dal volume Preghiera d’Amore (Une priere d'amour, 2008).

Il tema della pellicola franco albanese é la perdita dell’equilibrio e il disorientamento spirituale degli abitanti di una città di provincia dei balcani dove coesiste più di una religione, in seguito ad un banale incidente religioso, seguito ad un dispiacere d’amore occorso al muezzin del paese. La pellicola quindi, affronta, con delicatezza e capacità d’introspezione, la tematica di grande attualità del dialogo inter religioso. Non é un caso che a trattare tale argomento sia un autore ed intellettuale albanese. Il Paese delle aquile é infatti storicamente considerato un esempio di pacifica convivenza tra religione mussulmana, ortodossa e cattolica.
Ylljet Alicka é nato a Tirana nel 1951, già professore d’Etologia all’Università di Tirana, Ambasciatore d’Albania in Francia, autore nel 1999 del volume I Compagni di pietra (Les Slogans de pierre), dal quale é stato tratto il film Slogans, premiato al Festival di Cannes 2001 con il premio per la Critica,

Sempre sabato 13 giugno, a Palazzo Ducale, Visar Zhiti, poeta e autore di raccolte poetiche celebri come Croce di Carne (1997) e Passeggiando all'indietro (1998), assurto a simbolo della persecuzione durante l’epoca del tiranno albanese Enver Hoxha, leggerà ai presenti alcune poesie tratte dalle sue principale opere.
Visar Zhiti è nato Durazzo nel 1952. Laureato in letteratura esordisce giovanissimo come poeta sulle principali riviste letterarie albanesi. Nel 1979 il Sigurimi, la famigerata polizia politica, e la censura del regime condannano la sua opera con le seguenti parole «influenzato gravemente dall'ideologia borghese-revisionista, è scivolato nel grembo di una poesia a noi estranea e ostile, che danneggia la linea del Partito». Ne conseguono la condanna «per agitazione e propaganda contro lo Stato» e dieci anni di lavori forzati. La dura prova del carcere albanese non spegne la vena poetica di Zhiti che, mentalmente o su frammenti di carta, compone poesie che consegna segretamente alla madre durante le visite. Liberato nel 1987 gli é permesso di lavorare solo come operaio. Nel 1990, sulla scia dei movimenti che porteranno alla caduta del regime, partecipa alla formazione del movimento democratico. Nel 1996 viene eletto deputato in Parlamento. Attualmente è Ministro consigliere per la cultura presso l'Ambasciata albanese a Roma.





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