L'Albania cambia

dall'inviato Fabrizio dell'Orefice

VALONA Era il Paese delle Mercedes rubate in Italia e che qui circolavano liberamente ancora con la targa originale: To, Al, Mi, Roma. E oggi è il Paese dove girano tranquillamente moderni suv e berline ultima serie. Era la capitale delle strade polverose, l'asfalto si cominciava a vedere appena si metteva piede nella centrale piazza Scanderberg; oggi le vie lastricate non sono più un lusso, si vedono piazze con fontane e aiule rigogliose, sono sparite le facciate di antenne paraboliche.

Quanto è cambiata Tirana. Certo, l'Albania è sempre l'Albania. Con il suo traffico caotico, le facce scure alle fermate dell'autobus, le migliaia di bunker disseminati nelle campagne e che si vedono ancora dall'elicottero, retaggio del dittatore Hoxa che temeva fantomatiche invasioni dall'estero. Il simbolo di questo nuovo volto dell'Albania è Valona. Sì, Valona. Un nome che è risonato mille volte nei telegiornali ormai d'epoca. Il porto a Sud dell'Albania era la base degli scafisti che portavano i clandestini in Italia, la base della mafia albanese. Oggi delle decine di motovedette della Guardia di Finanza mandate sul posto ne è rimasta una sola. Appena per un generale controllo. Le bande di scafisti debellate, il traffico di uomini sgominato. Oggi Valona guarda al futuro. Proprio ieri è stato inaugurato il terminal per prodotti combustibili (petrolio, olio, gas, ma in futuro sarà pronto anche per prodotti alimentari) realizzato dalla italiana Pir della famiglia Ottolenghi di Bologna. L'investimento è stato di 60 milioni di euro, sul porto domina anche una avvenieristica torre a forma di conchiglia per ospitare uffici. A tagliare il nastro il viceministro al Commercio Estero, Adolfo Urso, e il presidente alabanese, Sali Berisha, proprio quel Berisha che in passato aveva osteggiato il progetto e che adesso invece lo rilancia. Non solo, ma rilancia anche i rapporti tra i due Paesi: nel prossimo futuro ci sono tre miliardi e mezzo di euro disponibili per gli imprenditori italiani. Già, Valona. Tra dieci giorni verrà inaugurato anche un rigassificatore realizzato per 90 milioni da Maire-Technimont: sarà alimentato a gas e a olio combustibile. Un altro rigassificatore è progettato tra Valona e Durazzo, la commessa da 750 milioni se l'è aggiudicata la famiglia Falcione. Proprio in zona il gruppo Moncada-Energy sta preparando una nuova centrale idroelettrica da 800 megawatt, di cui 500 con destinanzione Italia. Il gruppo Mersiglia ne sta realizzando una invece nella zona di Lazha, l'investimento è da 700 milioni. La romana Beg invece ha cominciato a costruire una centrale idroelettrica a Tepelene, nel Sud Est del Paese. «Ora Valona è diventato un porto energetico - spiega Urso -. Questo è un Paese dalle enormi risorse energetiche, a cominciare dal fatto che tutto manca tranne che l'acqua. Noi abbiamo le tecnologie adeguate e il know how per sfruttarle». Insomma, l'Albania cambia pelle. Non più il Paese della malavita ma un territorio da sfruttare. Nel nord del Paese, quasi al confine con il Montenegro gli italiani vogliono costruire un parco industriale, una sorta di distretto dove alle imprese viene venduto il pacchetto chiuso: energia, capannone, servizi, non dovranno occuparsi delle beghe con le autorità locali. Si guarda avanti. Enel aspetta di dare il definitivo via libera alla sua centrale a due moduli da 800 megawatt a Porto Romano. Terna sarebbe pronta a collegare via cavo con la Puglia. Quel che non si riesce a realizzare in Italia si sfrutta qui, la terra delle Aquile. Piccola ma dalle grandi risorse. Un Paese dove le religioni si incorciano perché non sono fattore di identità nazionale. Un Paese laico la cui unica fede è l'Italia, anzi la tv italiana. La svolta potrebbe arrivare dalle elezioni. Berisha se la gioca testa a testa con il candidato socialista Rama, sindaco di Tirana dai modi despotici. Poi c'è il terzo incomodo, quel Fathos Nano - oggi fuoriuscito dei socialisti - che in passato ebbe la benedizione di Piero Fassino. La battaglia è aperta, l'Italia vuole giocare la sua parte.

Fonte: Ilempo.it




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